Presentazione

Omaggio alla Norvegia

di Aldo Sisillo

La cinquantaquattresima edizione del Festival delle Nazioni sarà dedicata alla Norvegia, Paese mai ospitato nella storia della manifestazione tifernate. Nel Festival del 2021 rivolgeremo uno sguardo particolare alla nascita della scuola nazionale in ambito musicale, in rapporto alla sua storia e ai legami culturali esistenti con gli altri Paesi della regione esaminando anche le relazioni con le culture musicali dei Paesi centroeuropei e i rapporti che i maggiori compositori norvegesi ebbero con l’Italia, con il loro atteggiamento di curiosità e di apertura al ‘nuovo’ che ebbero nella loro ricerca artistica.

Un personaggio che incarna simbolicamente l’immagine dell’abitante dei Paesi del Nord, con la sua innata inclinazione alla ricerca e al bisogno di esplorare, è sicuramente Roald Amundsen (scopritore del Polo Sud nel 1911 e infaticabile esploratore del Polo Nord) che morì tra l’altro in un incidente aereo nel 1928 durante la spedizione di salvataggio di Umberto Nobile. Ad Amundsen sarà dedicato un ricordo con documenti filmati, curati dalla Reale Ambasciata di Norvegia. Abbiamo ricordato il celebre navigatore ed esploratore in quanto nel nostro immaginario il popolo norvegese viene assimilato al popolo dei Vichinghi, con la cui denominazione si intende definire solitamente quei guerrieri norreni, originari della Scandinavia, dello Jutland e della Germania settentrionale, che a bordo di drekar compivano scorrerie sulle coste delle isole britanniche, della Francia e di altre parti d’Europa fra la fine dell’ottavo e l’undicesimo secolo. Sarebbe dunque più corretto parlare di popolo norreno, con la cui denominazione vengono definiti quei popoli germanici della Scandinavia centro-meridionale e Germania settentrionale, che crearono stati e insediamenti nelle Fær Øer, nel Regno Unito, in Irlanda (con la fondazione di Dublino), in Islanda, in Finlandia, in Russia, in Sicilia, in Italia meridionale, sull’isola di Terranova in Canada (L’Anse aux Meadows, la baia delle meduse, intorno all’anno 1000 scoperta da Leif Erikson), in Groenlandia, in Francia, in Ucraina, in Estonia e in Lettonia. Con il termine norreno ci si riferisce inoltre alla lingua norrena (che apparteneva alle lingue indoeuropee) e che comprendeva il danese, lo svedese, l’islandese e il norvegese nelle loro forme più antiche.

Successivamente al periodo dei primi regni di Norvegia succedutisi fra l’ottavo e il quattordicesimo secolo, da questo ultimo momento storico fino al 1814 la Norvegia fu legata prima all’unione di Kalmar con Svezia e Danimarca per poi essere relegata allo status di provincia della stessa Danimarca (Ibsen definì questo periodo «la notte lunga 400 anni»). L’unione si disciolse pacificamente nel 1905 quando la Svezia riconobbe l’indipendenza della Norvegia.

Con il risveglio del nazionalismo sin dalla fine 1700 e le premesse per l’indipendenza (1770-1814) originati dal forte senso di autonomia della cultura agricola norvegese, insieme all’influenza delle rivoluzioni americana (1776) e francese (1789) e poi della rivoluzione del luglio 1830 sempre in Francia, nacque una coscienza nazionale che portò all’assemblea costituzionale del 1814 e alla dichiarazione d’indipendenza, vanificata dall’immediata invasione svedese. Purtuttavia lo sviluppo industriale, i contatti con il resto Europa, anche culturali, rafforzarono la coscienza nazionale con l’aspirazione all’autodeterminazione. Come in molti altri Paesi europei durante il periodo romantico si sviluppò il bisogno di ricerca delle radici culturali e la riscoperta della cultura popolare, in particolare la musica popolare strumentale e vocale (ballate medievali e raccolte di racconti mitici…). Instancabile sostenitore dell’indipendenza nazionale e della riscoperta delle tradizioni musicali norvegesi fu il famoso violinista Ole Bull, definito il ‘Paganini del Nord’. Tuttavia, le prime preziose raccolte scritte di melodie popolari, ancor oggi punto di riferimento, furono del compositore e organista Ludvig Mathias Lindeman (1812-1887).

È dunque nel periodo romantico che si assiste alla rivalutazione della spiritualità tradizionale dei Paesi nordici e del futhark antico (la più antica forma di alfabeto runico ritrovata in iscrizioni su gioielli, amuleti, attrezzi, armi e pietre runiche). Intorno all’anno 1000, con l’introduzione del Cristianesimo, viene gradualmente dimenticata la cosmogonia norrena e la lingua runica – considerata lingua magica, mai realmente abbandonata nei riti esoterici e nei racconti fantastici ispirati alla  cosmogonia nordica – e la capacità di leggere il futhark antico fu perduta; solo nel 1865  lo studioso norvegese Sophus Bugge riuscì a decifrarlo.

Viene inoltre riconsiderato il patrimonio di racconti mitici e la stessa cosmogonia arcaica; conosce infatti un risveglio d’interesse l’Edda poetica, una raccolta di poemi in norreno, tratti dal manoscritto medioevale islandese Codex Regius (insieme all’Edda in prosa, l’Edda poetica rappresenta la più importante fonte di informazioni a nostra disposizione sulla mitologia norrena e sulle leggende degli eroi germanici).

In questo periodo, con la nascita dell’interesse verso la storia e la lingua antica si riscoprono o si rivalutano anche i generi musicali delle antiche tradizioni come lo Slattar, musica tipica di danze popolari, il Rammslatter, musica ripetitiva e ipnotica, la Lydar slattar, musica da ascolto, e il canto Sami, tipico delle popolazioni Sami del nord della Norvegia. Viene inoltre rivalutato l’uso degli strumenti della tradizione come l’Hardangfele violino (accordato in re) che, oltre alle quattro corde principali, è provvisto di altre quattro o cinque corde che suonano per ‘simpatia’ creando il tipico stile ‘a bordone’. La frase di apertura del Mattino dal Peer Gynt di Grieg è la successione dell’accordatura delle corde simpatiche dell’hardengfele: la, fa#, mi, re, mi, si (che suonano come effetto: si sol# fa# mi ecc…). Questo violino è stato utilizzato recentemente nella musica del Signore degli anelli (tema di Rohan) in Fargo (serie televisiva) e altri film fantastici sulle saghe del Nord nel contesto dell’utilizzo di miti che ricompaiono nella letteratura fantastica contemporanea. Tra gli strumenti della tradizione si citano anche il dulcimer, lo scacciapensieri con stile melodico (non ritmico come in Italia), tamburi vari (dalla Lapponia, usati anticamente dagli sciamani Sami nelle cerimonie religiose), il corno di ariete (bukkehorn), la lura (tromba di legno) e il piffero di salice.