49ma edizione Festival delle Nazioni – Omaggio alla Francia

Città di Castello, 23 agosto / 3 settembre 2016

Il Festival delle Nazioni in quasi mezzo secolo di vita ha portato in Italia i maggiori interpreti europei e mondiali della musica classica, in una condizione unica di confronto e circolazione delle idee. E Città di Castello è da molto tempo un punto di riferimento per tutti quelli che amano questo tipo di musica.

Negli ultimi anni abbiamo allargato il nostro orizzonte, dando spazio non solo alle grandi tradizioni musicali e alla musica contemporanea (da sempre presente nei nostri programmi) ma anche a linguaggi che appartengono alla musica popolare o a nuove tendenze.

Anche grazie a tutto questo il Festival è cresciuto. C’è un’attenzione maggiore da parte della critica, più spazio nei media nazionali e locali. Ma soprattutto maggiore coinvolgimento del pubblico, anche giovane. Questo crescente interesse da parte dei giovani è senz’altro la novità più significativa che abbiamo registrato nelle ultime edizioni. Insomma la musica classica non è più chiusa in un recinto di appassionati, ma sta conquistando un pubblico più vasto e di tutte le età.

Credo che la formula vincente sia da un lato una certa intransigenza sulla qualità, dall’altro l’aver saputo costruire intorno alla proposta artistica un’idea che porti il pubblico ad appassionarsi a un grande tema legato all’attualità. Questo è il senso del progetto triennale – nella ricorrenza del centenario – dedicato a tre grandi Nazioni coinvolte nella prima guerra mondiale. O quello di aver scelto di ospitare l’Armenia, dando l’occasione al pubblico non solo di ascoltare una musica coinvolgente e suggestiva, ma anche di conoscere la magia e la ricchezza di una cultura lontana e riflettere sulle tragedie che hanno colpito quel popolo.

Non solo la musica quindi per rivelare che cosa nasconde la storia di un Paese, anche se naturalmente resta la nostra chiave fondamentale. I concerti del Festival e le altre occasioni di approfondimento sono legati da un filo che ci aiuta a capire come si è costruita nei secoli la ricchezza (culturale) delle Nazioni.

Giuliano Giubilei

Presidente


La Francia, nazione ospite del 2016, aggiunge un nuovo tassello al progetto triennale del Festival delle Nazioni dedicato alla Grande Guerra. In continuità con l’edizione dedicata all’Austria, l’attenzione è rivolta a quel cruciale momento storico che va dalla fine dell’Ottocento ai primi due decenni del Novecento. È allora che Parigi diventa la città punto di riferimento universale per le arti e la ricerca innovativa; ed è qui che convivono, seppur in situazioni esistenziali di grande emergenza, gli artisti che segneranno il passaggio dalla classicità alla modernità.

È dunque la Francia che assiste alla prima rappresentazione assoluta di Le Sacre du printemps di Stravinskij. È il 29 maggio del 1913 e la serata al Théâtre des Champs-Elysées è indimenticabile: tra chi, come Maurice Ravel, grida al genio e chi se ne va schifato da quel ‘rumore’. Quella rappresentazione interpretata sulla scena dai Balletti Russi decreta la fine di un’epoca, l’archiviazione delle forme musicali romantiche e l’inizio della modernità in musica.

È la Francia della fine della Belle Époque. La capitale è già in quel momento storico una città internazionale: ancora eccitati dalla rivoluzione impressionista, è qui che a inizio secolo si incrociano i maggiori artisti, musicisti e intellettuali del tempo, da Claude Debussy a Erik Satie, da Max Jacob a Jean Cocteau, da Henri Matisse ai fratelli Duchamp. Non a caso le due più importanti Esposizioni universali di quel periodo hanno luogo proprio nella capitale francese: la mostra del 1889, in occasione della quale viene realizzata la Torre Eiffel per celebrare il centenario della Rivoluzione, e quella del 1900, che raccoglie oltre cinquanta milioni di visitatori. Anche grazie a queste manifestazioni, Parigi si guadagna la fama di essere una delle città più frizzanti e piene di vita del momento.

E ancora, è la Francia dei cabaret e delle esibizioni degli chansonnier, è la Francia che scopre il cinema, la nuova arte che rivoluzionerà la comunicazione del ventesimo secolo.

È la Francia che scopre l’esotismo. L’impero coloniale francese all’inizio del Novecento è alla sua massima espansione nei continenti americano, asiatico e africano. I ritmi caraibici e le nuove melodie tradizionali dei Paesi più lontani invadono l’Europa. Ma sono soprattutto i compositori francesi – più dei colleghi inglesi o tedeschi – a rimanerne affascinati: Camille Saint-Saëns e Léo Delibes, ad esempio, cercano di ricreare all’interno del linguaggio occidentale atmosfere esotiche servendosi di timbriche nuove e di sistemi melodici importati dalle culture orientali. E in particolare dall’America e dalle regioni in origine colonizzate proprio dai francesi arriva il jazz, che lascerà il segno anche nelle composizioni degli autori di musica ‘colta’.

Da alcuni anni, caratteristica peculiare del Festival delle Nazioni è anche quella di riflettere sui temi di più scottante attualità, un impegno che abbiamo confermato anche in questa 49a edizione con il racconto in musica commissionato al compositore contemporaneo Pierre Thilloy e ispirato al racconto di Émile Zola L’Argent, che narra la vicenda di una speculazione finanziaria finita in tragico fallimento.

Aldo Sisillo

Direttore artistico

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