Foto di R.P. Guerzoni

Martedì 2 settembre ore 21

Città di Castello, Chiesa di San Domenico

Marco Polo
viaggio musicale di Flavio Albanese, Ara Malikian, Sirvart Churkhmé

musiche di Niccolò Paganini, Antonio Vivaldi, Antonín Dvořák, Aram Khačaturjan e Ara Malikian
testo di Flavio Albanese
disegni animati di Gosha Ljahoveckij

Flavio Albanese narrazione
Ara Malikian violino
Luis Gallo chitarra

Niccolò Paganini, Il Carnevale di Venezia op. 10
Ara Malikian, Zouv
Antonio Vivaldi, “L’estate” da Le quattro stagioni
Ara Malikian e Luis Gallo, Arev
Ciocarlia musica popolare rumena
Antonín Dvořák, “Quando mia madre mi insegnava a cantare” da Melodie gitane
Aram Khačaturjan, “Danza delle spade” da Gajaneh
Ara Malikian, Pisando Flores

Video sequenza e animazione Studio “M.I.R.” Mosca
Irina Margolina, Dmitry Naumov, Alexandr Guriev, Kirill Lunkin

Elaborazioni video e luci Cristina Spelti – Promusic

Produzione ARA MALIKIAN e ATER
in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Modena

Lo spettacolo delle ore 18.30 avrà luogo in forma itinerante con partenza dalla Chiesa di San Domenico, e vedrà la partecipazione degli allievi della Scuola comunale di musica “G. Puccini” di Città di Castello.

Ara il violinista armeno, Flavio il narratore italiano e Gosha il pittore russo raccontano al pubblico di grandi e piccini il viaggio più famoso del mondo, Il Milione di Marco Polo: un cartone animato teatrale, un carnevale di figure animate che coinvolgerà il pubblico alternando immagini, racconti, giochi e musica. Partendo da Venezia, i protagonisti di questa storia saliranno sul Monte Ararat, nell’antica Armenia, dove secondo la leggenda è giunto Noè alla fine del diluvio universale, attraverseranno villaggi e deserti dell’Asia e ricche città come Samarcanda, prima di arrivare a Cambaluc, nell’attuale Cina, dove si trova il nipote del terribile Gengis Khan, il grande Kublai Khan. Molte sono le avventure che affronteranno prima di tornare a Venezia. “È impossibile distinguere fra realtà e fantasia nei racconti di Marco Polo – spiega Flavio Abanese – ma forse anche inutile, Marco esiste e ci affascina come un mito, avvicinarsi a lui è come avvicinarsi alla parte più profonda di noi stessi”.