Daniele Furlati01

SUL TRENO DEI FRATELLI LUMIÈRE
Martedì 30 agosto ore 21.00

Montone, Chiesa di San Francesco

SUL TRENO DEI FRATELLI LUMIÈRE

1895: NASCE IL CINEMA

viaggio per voce narrante e immagini a cura di Ivan Teobaldelli

Daniele Furlati pianoforte

musiche originali di DANIELE FURLATI PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA

 

L’omaggio ad Auguste e Louis Lumière, i fratelli inventori del cinematografo, inizia da ciò che c’era prima: prima c’erano gli ambulanti delle ombre e i ‘maghi’ delle lanterne, che giravano di paese in paese a produrre meraviglie. C’era il kinetoscopio di Thomas Edison, che permetteva una visione individuale: si appoggiavano gli occhi sullo strumento e si guardavano scene fisse. O il bioscopio di Max Skladanowsky, che per alcuni tedeschi è ancora l’inventore del cinema. Esperimenti ancora acerbi che prepararono il terreno a ciò che presto diventerà la ‘settima arte’, la forma espressiva capace di rivoluzionare per sempre il mondo della comunicazione.
Lo spettacolo di Ivan Teobaldelli – parole, immagini d’epoca, fotogrammi dalle pellicole dei Lumière accompagnate dall’improvvisazione al pianoforte di Daniele Furlati – racconta la storia di quella incredibile invenzione la cui nascita ha una data precisa: era il 28 dicembre 1895, quando a Parigi, nel Salon Indien del Grand Café in Boulevard des Capucines, trentatré spettatori paganti guardarono arrivare quel fatidico treno. E fu solo l’inizio: dopo il realismo dei fratelli abbiamo viaggiato sulla luna con i film di Georges Méliès (anche lui presente a quella prima proiezione), abbiamo ammirato le grandi dive come Asta Nielsen, l’Eleonora Duse del nord. Poi venne il sonoro, ma quella è un’altra storia.

 

Sara Brusamolino e Daniele Incerti_Foto Ramaccioni ok

Sara Brusamolino/Daniele Incerti
Mercoledì 31 agosto ore 18.00

Morra, Oratorio San Crescentino

Sara Brusamolino flauto
Daniele Incerti pianoforte
Vincitori Premio «Alberto Burri» per giovani interpreti 2015
Kyoko Hattori soprano
Filippo Di Domenico violoncello

PIERRE SANCAN Sonatine per flauto e pianoforte
HENRY DUTILLEUX Sonatine per flauto e pianoforte
FRANCIS POULENC Sonata per flauto e pianoforte
JEAN-MICHEL DAMASE Sonate en Concert op. 17 per flauto, violoncello e pianoforte
MAURICE RAVEL Chansons madécasses per soprano, flauto, violoncello e pianoforte

 

Le due Sonatines di Sancan e di Dutilleux nacquero entrambe negli anni Quaranta del Novecento su commissione di Claude Delvincourt, direttore del Conservatoire, il quale intendeva fornire agli studenti di flauto un repertorio contemporaneo per i saggi di diploma. E a entrambe toccò un successo imprevedibile e duraturo. La Sonata di Poulenc, scritta fra il 1956 e il 1957, è uno dei più celebri lavori di musica da camera dell’autore, contemporanea alla scrittura dei Dialogues de carmélites. L’elegante Sonate en concert del 1952 di Damase, compositore che tra i tanti riconoscimenti vinse anche il Prix de Rome, è costruita come una successione di danze che ricorda una Suite barocca, ma la musica appartiene al ventesimo secolo. Infine le Canzoni malgasce del 1925: in controtendenza rispetto alla spinta espansionista di quel periodo, Ravel rimase colpito dai costumi e degli usi della popolazione indigena del Madagascar narrati nelle poesie di Évariste de Parny, e ne volle esaltare le virtù in chiave anticolonialista. Con questo programma articolato e niente affatto banale – nella splendida cornice dell’Oratorio di San Crescentino mirabilmente affrescato da Luca Signorelli – si cimentano quattro giovani talenti emergenti, nel concerto che come da tradizione vede protagonisti i vincitori del Premio Burri della scorsa edizione.

SPAAK (Agenzia: CONTRASTO)  (NomeArchivio: 32133n7r.JPG)

OMAGGIO A DEBUSSY
Mercoledì 31 agosto ore 21.00

Città di Castello, Chiesa di San Domenico

OMAGGIO A DEBUSSY

Catherine Spaak voce recitante
Massimo Mercelli flauto
Olga Arzilli viola
Fulvio Fiorio flauto
Nicoletta Sanzin arpa
Tiziana Tornari arpa

CLAUDE DEBUSSY Sonata per flauto, viola e arpa
CLAUDE DEBUSSY Prèmiere Arabesque per 2 arpe
CLAUDE DEBUSSY Syrinx per flauto
CLAUDE DEBUSSY Chansons de Bilitis per voce, 2 flauti e 2 arpe, testi di Pierre Louÿs

 

Catherine Spaak è la raffinata narratrice delle Chansons de Bilitis di Claude Debussy, una raccolta di canzoni basate su poesie erotiche dell’amico Pierre Louÿs, che le aveva ‘tradotte’ in francese – secondo quanto da lui falsamente dichiarato in occasione della loro pubblicazione – perché frutto di un ritrovamento archeologico della poetessa greca Bilitis, ma in realtà ispirate allo scrittore da una affascinante danzatrice algerina. Anche una volta scoperto l’artificio letterario, le Chansons non smettono di sprigionare una grazia sensuale e arcaica, amplificata dalla musica di Debussy, compositore protagonista di questa serata.
Grande innovatore e nume tutelare del Novecento, Debussy ha aperto la strada alla musica della modernità, rivoluzionando nel profondo il linguaggio musicale a favore di nuove soluzioni timbriche e sonore, che disinnescano i concetti tradizionali di tempo, melodia, ritmo e armonia. Il carattere moderno della sua musica è evidente anche negli altri brani del programma: nel Trio che soppianta il classico abbinamento violino, violoncello e pianoforte per un più suadente accostamento di flauto, viola e arpa, nella Prèmiere Arabesque qui proposta nella trascrizione per due arpe, infine nello straordinario Syrinx, nel quale sono indagate ed esaltate le fluide sonorità del flauto solo.

Lortie 2014 2 credit  PLUSHMUSIC

Louis Lortie
Giovedì 1 settembre ore 21.00

Città di Castello, Chiesa di San Domenico

 

Louis Lortie pianoforte

 

 

GABRIEL FAURE’
Barcarolle n. 5 in fa diesis minore op. 66
Barcarolle n. 7 in re minore op. 90

MAURICE RAVEL
Gaspard de la nuit
Ondine: Lent
Le Gibet: Très lent
Scarbo: Modéré

______

GABRIEL FAURE’
Préludes op. 103
Prélude in re bemolle maggiore
Prélude in do diesis minore
Prélude in sol minore
Prélude in fa maggiore
Prélude in re minore
Prélude in mi bemolle minore
Prélude in la maggiore
Prélude in do minore
Prélude in mi minore

MAURICE RAVEL
La Valse (versione per pianoforte)

 

Il pianista Louis Lortie è considerato uno dei più importanti interpreti della scena internazionale di oggi. Il «Times», descrivendo il suo stile come «puro e immaginativo», ha trovato in lui una «combinazione di spontaneità e maturità che solo i grandi pianisti hanno». Di origine franco-canadese, Lortie è rinomato in Europa, Asia e Stati Uniti soprattutto per la ricerca di un’originalità interpretativa figlia di un ampio repertorio più che per la specializzazione in un unico stile. A Città di Castello rende omaggio alla Francia interpretando alcune pagine del repertorio nazionale composte tra il 1884 e il 1913 da Fauré, Debussy e Ravel, autori che vissero in prima persona quel clima di straordinario fermento artistico e culturale che caratterizzò Parigi negli anni di passaggio tra diciannovesimo e ventesimo secolo. Ascoltiamo un Faurè raffinato e discreto, quello dei Notturni, e i suoi Preludi si avvicenderanno a quelli di Debussy: entrambe, pur volendo alludere a Chopin, se ne differenziano profondamente per una più evidente libertà formale e un intenso stile impressionistico. Infine Lortie affronta il celebre trittico Gaspard de la nuit di Ravel, una pagina di difficoltà trascendentale e di irrefrenabile virtuosismo, che merita certamente di essere annoverata fra i massimi monumenti pianistici del Novecento.

Rokia_Foto Danny Willems

Rokia Traoré
Venerdì 2 settembre ore 21.00

Città di Castello, Chiesa di San Domenico

NÉ SO

Rokia Traoré voce e chitarra
Mamah Diabate ngoni
Stefano Pilia chitarra
Bintou Soumbounou backling vocal
Moise Ouattara batteria
Zonatan Dembele basso

Yves Schommer e Adrien Roy tecnici del suono

Uno degli aspetti che questa edizione del Festival esplora nel suo cartellone artistico è il rapporto della Francia con le terre d’oltremare, aree un tempo colonizzate con le quali ancora oggi persiste uno scambio anche culturale alimentato da reciproche influenze. Rokia Traoré è una figura che rappresenta perfettamente questa sinergia: nativa del Mali e figlia di un diplomatico di stanza negli Stati Uniti, in Europa e in Medioriente, Rokia attualmente vive tra Bamako, Bruxelles e Parigi, ma fa spesso ritorno nel suo Paese natale e la sua musica è sempre stata influenzata dalla tradizione delle radici africane così come dal pop e dal rock di matrice europea e statunitense. Cantando nella sua lingua nativa ma anche in francese e in inglese, Rokia Traoré presenta a Città di Castello il suo sesto album, Né So (A casa, etichetta Ponderosa Music&Art) che, come per il precedente Beautiful Africa, vede il contributo alla produzione di John Parish (PJ Harvey, Tracy Chapman, Cleo T). L’arte di tirarsi su è il tema centrale di questo nuovo lavoro: «il Mali è il posto in cui ci sono le mie radici – ha detto l’artista –, dove mi sono rifugiata in tempi di incertezza e dove ho accettato di prendere dei rischi quando dovevo. In qualche modo, Né So mi ricorda il mio primo album, perché ho dovuto ricominciare da capo e riorganizzare il mio modo di pensare per andare avanti».

 

ORT_OrchestradellaToscana_2©MarcoBorrelli

Orchestra della Toscana/Joachim Jousse
Sabato 3 settembre ore 21.00

Città di Castello, Chiesa di San Domenico

Orchestra della Toscana
Joachim Jousse direttore

CAMILLE SAINT-SAËNS Samson et Dalila: Bacchanale
LÉO DELIBES Lakmé: Invitation à la danse, Entracte
ALBERT ROUSSEL Le Festin de l’araignée op. 17
HECTOR BERLIOZ Benvenuto Cellini: Ouverture
GIUSEPPE VERDI Aida: Ouverture
JULES MASSENET Thaïs: Meditation
GEORGES BIZET Carmen: estratti dalla Suite n. 1 e n. 2

 

In un affresco musicale dedicato alla Francia di fine diciannovesimo secolo non poteva mancare un capitolo dedicato all’influsso che le culture extra-europee ebbero sulla produzione di musica ‘colta’ di quel tempo. L’impero coloniale francese era alla sua massima espansione nei continenti americano, asiatico e africano. Il rapporto con le terre d’oltremare era intenso, non solo dal punto di vista commerciale. Nella madrepatria cominciarono ad arrivare i ritmi caraibici, le nuove melodie tradizionali dei Paesi più lontani e fino a ora sconosciuti, oltre alle timbriche del tutto inedite per gli europei, dovute all’importazione di un ricco strumentario etnico, che si riscontra molto minore, per esempio, nella musica tedesca o inglese dello stesso periodo. Nuovi strumenti a tastiera, come lo xilofono, la marimba, il tam tam, il gamelan, per fare qualche esempio, arricchirono in maniera determinante il suono dell’orchestra sinfonica occidentale. Saint-Saëns, Delibes, Roussel, Berlioz, Verdi, Massenet e Bizet – gli autori proposti nel concerto di chiusura del Festival con l’Orchestra della Toscana diretta dal francese Joachim Jousse – sono solo alcuni dei compositori che assistettero a quell’‘invasione’ rimanendone inevitabilmente affascinati, e che cercarono di ricreare all’interno del loro linguaggio, ciascuno a suo modo, quelle esotiche suggestioni musicali