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  • § Foyer 2006

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Il Festival delle Nazioni parte da Praga

Musica e non solo dalla fecondissima terra boema

Uto Ughi

Due delle anime più autentiche della musica ceca sono di certo Antonin Dvoràk e Bedrich Smetana, caratterizzati da un identico approccio alla musica nella tensione a creare un linguaggio originale per la nuova nazione ceca che si andava consolidando nel loro tempo, il XIX secolo.

A loro il trentanovesimo Festival delle Nazioni di Città di Castello, che rende omaggio quest’anno proprio alla Repubblica Ceca, riserva uno spazio importante: di Smetana ascolteremo parte del ciclo sinfonico Ma Vlàst nel concerto di apertura diretto da Kuchar, assieme alla sesta sinfonia di Dvoràk, oltre al secondo quartetto per archi proposto a San Giustino.

Dell’autore della “Sinfonia dal Nuovo Mondo”, poi, la manifestazione offre anche aspetti di musica sacra e cameristica. Sia Smetana sia Dvorak venivano da famiglie modeste: tutti e due nacquero in paesini poco lontani da Praga, in un mondo rurale che ha segnato la loro formazione. Sarà anche per questo forse che l’anima popolare della musica colta ceca è così forte: la si percepisce anche in Leos Janàcek, molto presente anch’egli in questa edizione del Festival con lavori cameristici (da segnalare il concerto solistico di Ivo Kahànek a Citerna, quello del trio Carbonare-Chiarappa-Di Carlo a Morra o quello tifernate di Fabbriciani e Damerini al nuovissimo auditorium S. Antonio, prezioso spazio per la musica da poco acquisito dalla città di Alberto Burri).

L’ampio ventaglio di proposte musicali tutte legate alla fecondissima terra boema spazia poi ad esempio da una prima esecuzione di una suite per flauto commissionata al compositore contemporaneo Kukal fino a brani per voce e pianoforte di Gustav e Alma Mahler, che vengono offerti nella cornice suggestiva dell’eremo dei Cappuccini a Fontecchio. E se siamo abituati a pensare a Gustav Mahler come a un geniale direttore d’orchestra e organizzatore musicale e ancor di più come a un fondamentale compositore, vero spartiacque fra Romanticismo e Novecento, scopriremo anche di quali intimità segrete siano espressione queste sue musiche a dimensione cameristica e intenderemo infine quali nascoste affinità, anche musicali, legassero la sua sensibilità a quella della consorte, vera e propria musa dell’arte e della cultura di inizio XX secolo a Vienna.

Il tutto verrà evidenziato dalle fresche e seducenti voci di Romina Boscolo e Matthias Stier. Ma una grande manifestazione come il Festival delle Nazioni, pur in una dimensione di continua ricerca di aspetti meno noti del patrimonio musicale internazionale, non poteva quest’anno esimersi dal rendere omaggio a tre diversi genii della musica dei quali si celebrano nel 2006 i centenari. Per il 150° dalla morte di Robert Schumann potremo ascoltare infatti Phantasiestuecke op.73 a Morra sotto i dipinti del Signorelli nell’Oratorio di San Crescentino; e nel secolo che ci separa dalla nascita di Dmitrij Shostakovic il Festival ricorda uno dei pilastri della musica del Novecento con alcune proposte di interesse davvero singolare, a cominciare dalla suite dal balletto “Il bullone” nel secondo concerto in cartellone con l’orchestra filarmonica Janàcek diretta da Theodore Kuchar, in programma in una delle sedi storiche della manifestazione, la chiesa tifernate di San Domenico.

Ma Shostakovic sarà presente anche a Sansepolcro con un magnifico concerto cameristico che accosterà due sonate del grande russo al trio per violino, violoncello e pianoforte di Brahms. Infine Mozart: nei duecento anni dalla scomparsa del Divino Fanciullo non si poteva non analizzare il suo strettissimo legame con Praga, sede del debutto di Don Giovanni. Proprio il grande seduttore sarà al centro del nuovo spettacolo di Mimmo Cuticchio, il re siciliano del “cunto” e dell’Opera dei Pupi: e appunto “Don Giovanni all’Opera dei Pupi” si intitola il fantasioso spettacolo che Cuticchio presenta il primo settembre all’aperto, a Piazza Fanti, con le musiche del Salisburghese.

Mozart però sarà al centro anche di altre serate, come quella curata da Sandro Cappelletto al castello Bufalini, o l’attesissimo concerto di Uto Ughi il 2 a San Domenico coi Filarmonici di Roma o ancora il concerto di chiusura nella stessa chiesa l’8 settembre con l’ORT diretta da Peter Feranec: e qui la “Sinfonia Praga” e l’ouverture di Don Giovanni, assieme alla messa in re maggiore di Dvoràk, costituiranno il sipario che calerà sulla 39esima edizione. Ma prima di tutto ciò altre ancora sono le frecce che il Festival delle Nazioni vuole scoccare: c’è il grande teatro in musica di Moni Ovadia, attrice e autore interculturale per eccellenza, che porta a Città di Castello il suo “Oylem Goylem”, e c’è poi “Il Viaggio”, progetto in quattro serate coprodotto da Festival e Teatro degli Illuminati, in cui David Riondino e Fabio Battistelli con l’Ensemble del teatro spaziano assieme a vari importanti attori italiani e al geniale pianista jazz Stefano Bollani fra Mozart e Voltaire, autori cechi come la Plachkà e la Vorosovà, e italiani come Pino Cangiatosi e Fabrizio Festa.

E per cominciare il tutto si riparte da Praga, e dal suo Black Theatre diretto da Jiri Srnec, che in piazza Matteotti a Città di Castello il 24 agosto nella preapertura del festival renderà conto al pubblico di un’altra grandissima tradizione boema: il teatro di animazione, ombre, burattini e marionette che con umorismo singolare, tecnica raffinata e atmosfere rarefatte e notturne crea sera dopo sera magie visive e sonore di straordinario fascino. Un ricco panorama, quindi, variegato e stimolante, con il quale il Festival delle Nazioni si prepara al traguardo del 2007, quello del quarantennale..

Michele Casini