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§ Foyer 2003 n°1
Foyer 2003 n°1
IndiceOmaggio alla nuova Europa
Effetti Collaterali: Tesori sommersi
Anghiari, Citerna e Sansepolcro: i nuovi luoghi del Festival
I corsi di perfezionamento musicale: un'occasione per i giovani artisti
Programma delle passate edizioni
Anno 2001 Omaggio all'AustriaAnno 2002 Omaggio alla Russia
Anno 2003 Omaggio alla Nuova Europa
Anno 2004 La nuova Italia
Anno 2005 Omaggio alla Polonia
Anno 2006 Omaggio alla Repubblica Ceca
Anno 2007 Omaggio alla Spagna
Programma delle passate edizioni dei corsi di Perfezionamento musicale "Luigi Angelini"
Anno 2002Anno 2003
Anno 2004
Anno 2005
Anno 2006
Anno 2007
Foyer
Foyer Marzo 2003Foyer Dicembre 2003
Foyer Agosto 2004
Foyer Agosto 2005
Foyer Luglio 2006
Foyer Agosto 2007
I Partner delle passate edizioni
Anno 2007Omaggio alla Nuova Europa
Il Festival delle Nazioni e' dedicato quest'anno alle dieci nazioni che entreranno nell'Unione Europea
"Omaggio alla Nuova Europa” è il
significativo titolo che è stato dato a questa trentaseiesima
edizione del Festival delle Nazioni di Città di Castello:
la manifestazione in questo modo vuol dare il benvenuto in
musica alle culture europee che entrano nell’Unione
dal 2004.
Alcuni di questi Paesi, come l’Ungheria e
la Repubblica Ceka, sono già stati applauditi protagonisti
del Festival in passate edizioni, mentre altre Nazioni sono
al loro debutto in questo contesto, e fra queste ci sono
i Paesi che si affacciano sul Mar Baltico: Estonia, Lettonia
e Lituania. Assieme a loro la Slovenia, la Slovacchia e poi
la Polonia, presente sia con alcuni esecutori di grande livello
che con i compositori, primo fra tutti Fryderyk Chopin.
Accanto
a questo tema centrale, il Festival conferma la propria apertura
alla contemporaneità commissionando per questo 2003
a due diversi autori, Fabio Vacchi e Matteo D’Amico,
altrettante composizioni in prima esecuzione assoluta.
La
trentaseiesima edizione si caratterizza anche per un altro
aspetto interessante, legato all’ospitalità accordata
a complessi strumentali e vocali di notevoli dimensioni:
fra questi spicca quest’anno la presenza di due orchestre
sinfoniche, oltre a quella di un coro e tre orchestre da
camera.
Ed eccoci allora subito alla serata inaugurale che vede un brillantissimo protagonista nel grande pianista di origini polacche Krystian Zimerman, un vero esploratore della scrittura per la tastiera il quale con Brahms e col suo primo concerto si cimenta a Città di Castello assieme all’orchestra “Sinfonia Helvetica”, chiamata poi a sciogliere la spinta melodica e cantabile della sinfonia “Italiana” di Mendelssohn sotto la guida del direttore polacco Gzegorz Nowak.
Uno dei complessi vocali da camera più ammirati al mondo, l’Hilliard Ensemble, propone invece alcuni pezzi forti del suo repertorio di musica antica e affianca a questa parte del proprio concerto un’altra sezione interamente dedicata alla musica contemporanea sia del nostro Paese, con “Memoria italiana” di Fabio Vacchi, commissionata espressamente dal Festival per questa occasione, sia estone, con tre brani di un grandissimo musicista del nostro tempo come Arvo Pärt.
Appuntamento pianistico di grande interesse è quello del primo concerto di quest’anno a Sansepolcro, con uno dei massimi rappresentanti attuali della scuola magiara: Deszö Ranki, artista acclamato nel mondo e assai affezionato all’Italia, è infatti il protagonista di un programma aperto da Debussy che poi trova nella grandissima musica ungherese il nerbo del concerto, con Bartòk e Liszt.
Aspettative importanti vengono poi riposte nell’evento che riaprirà al Festival delle Nazioni il Teatro degli Illuminati, chiamato ad ospitare una serata decisamente diversa dalle altre, nel corso della quale potremo ascoltare l’altra composizione nuova, quella commissionata dal Festival a Matteo D’Amico, che presenterà “Dalle due alle tre”: questa nuova creazione assieme al soprano Alessandra Rossi, al baritono Roberto Abbondanza e ai Cameristi di Fiesole diretti da Fabio Maestri vedrà una presenza artistica davvero d’eccezione, quella di Franca Valeri che interpreterà la voce del “rilevatore Istat”, sul libretto di un autore colto e stimolante come Sandro Cappelletto.
La
stessa serata vedrà anche il ritorno dell’opera
da camera al Festival, con un classico assoluto del genere,
l’intermezzo “La serva padrona” di Giovan
Battista Pergolesi nell’edizione curata da Maestri.
Di particolare suggestione è poi l’appuntamento
con l’Ars Trio di Roma, complesso di recente formazione
del quale fanno parte la pianista Laura Pietrocini, il violinista
Marco Fiorentini e il violoncellista Luca Pincini, impegnati
nello straordinario Dumky Trio di Dvorak e in un’altra
creazione importante del repertorio cameristico ceko, il
Trio in sol minore di Smetana.
Il concerto viene presentato
al Giardino di Piero della Francesca a Sansepolcro in un
allestimento del tutto particolare.
Scorrendo ancora il cartellone
di questo XXXVI Festival ci imbattiamo adesso in un concerto
che vede protagonista la Slovenia con la sua principale orchestra
sinfonica, quella della Radiotelevisione slovena di Lubiana
diretta da Anton Nanut, attualmente uno dei più importanti
musicisti del suo Paese e testimone di una tradizione direttoriale
straordinaria come quella mitteleuropea.
L’orchestra
di Radio Lubiana è la classica formazione capace di
suddividersi in importanti e raffinati gruppi cameristici
e presenta a Città di Castello musiche di grandi autori
ottocenteschi ben noti ma anche di compositori sloveni mai
ascoltati prima al Festival.
A Morra il grande chitarrista belga Yves Storms si concentrerà invece sul classicissimo repertorio spagnolo e sudamericano tra gli affreschi del Signorelli a San Crescentino. Di grande prestigio in Slovacchia così come in tutta Europa è anche la Capella Istropolitana, orchestra da camera che ha al suo attivo un’importantissima esperienza discografica e che a San Giustino proporrà musiche di autori slovacchi e ceki, da Suk a Zelenka fino a Janacek e Dvorak.
Ai paesi baltici è poi dedicato il concerto di uno dei più versatili ensemble vocali del nostro Paese, l’Athestis Chorus diretto da Filippo Maria Bressan, una formazione assai duttile, in grado di trasformare il proprio organico sulla base del repertorio da eseguire. Pärt, Rautavaara e Slask sono i compositori del nostro tempo le cui polifonie risuoneranno nella chiesa tifernate di San Francesco.
La manifestazione tifernate, per la prima volta poi diventa anche anghiarese: Anghiari, suggestivo borgo medioevale della Valtiberina Toscana, al suo debutto come Comune socio del Festival delle Nazioni ospiterà l’attesissimo concerto tutto chopiniano di un astro emergente del pianismo italiano come Pietro De Maria.
Fedele ai propri impegni con i giovani musicisti, il Festival delle Nazioni riserva poi al vincitore del Premio Calpurnia 2002, il venticinquenne violoncellista argentino Fernando Caida Greco, un concerto da protagonista a Palazzo Vitelli di Città di Castello, assieme alla pianista Monica Cattarossi, in un programma nel quale spiccano i nomi di Lutoslavskij, Martinu e Janacek.
Nel cartellone del Festival delle Nazioni anche in questa trentaseiesima edizione uno spazio importante è dedicato ad un pilastro della tradizione cameristica come il quartetto d’archi. Quest’anno è la volta del Quartetto Janacek, uno dei migliori attualmente in circolazione: esiste da più di cinquant’anni essendo nato in Moravia, a Brno, nel 1947; nel corso del tempo ha ovviamente cambiato formazione mantenendo però sempre una qualità esecutiva altissima e un’attenzione intensa alla grande letteratura ceka per quartetto d’archi, fino a diventarne interprete di riferimento ineludibile.
La chiusura è affidata
all’Orchestra da Camera di Mantova, un ensemble che
in ventidue anni di vita ha saputo imporsi come uno dei più brillanti
e attendibili in Italia.
A dirigerla e a presentarsi come
solista c’è un amico affezionato del Festival
come il pianista Alexander Lonquich, artista impegnato su
vari fronti, dal concertismo alla didattica fino alla ricerca:
sarà il genio di Beethoven, con l’ouverture
Coriolano e con i concerti per pianoforte e orchestra n.
1 e n. 4, l’ispiratore di questa performance conclusiva
del Festival di quest’anno.
Michele Casini



