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  • § Foyer 2003 n°1

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Omaggio alla Nuova Europa

Il Festival delle Nazioni e' dedicato quest'anno alle dieci nazioni che entreranno nell'Unione Europea

"Omaggio alla Nuova Europa” è il significativo titolo che è stato dato a questa trentaseiesima edizione del Festival delle Nazioni di Città di Castello: la manifestazione in questo modo vuol dare il benvenuto in musica alle culture europee che entrano nell’Unione dal 2004.
Alcuni di questi Paesi, come l’Ungheria e la Repubblica Ceka, sono già stati applauditi protagonisti del Festival in passate edizioni, mentre altre Nazioni sono al loro debutto in questo contesto, e fra queste ci sono i Paesi che si affacciano sul Mar Baltico: Estonia, Lettonia e Lituania. Assieme a loro la Slovenia, la Slovacchia e poi la Polonia, presente sia con alcuni esecutori di grande livello che con i compositori, primo fra tutti Fryderyk Chopin.

Accanto a questo tema centrale, il Festival conferma la propria apertura alla contemporaneità commissionando per questo 2003 a due diversi autori, Fabio Vacchi e Matteo D’Amico, altrettante composizioni in prima esecuzione assoluta.
La trentaseiesima edizione si caratterizza anche per un altro aspetto interessante, legato all’ospitalità accordata a complessi strumentali e vocali di notevoli dimensioni: fra questi spicca quest’anno la presenza di due orchestre sinfoniche, oltre a quella di un coro e tre orchestre da camera.

Ed eccoci allora subito alla serata inaugurale che vede un brillantissimo protagonista nel grande pianista di origini polacche Krystian Zimerman, un vero esploratore della scrittura per la tastiera il quale con Brahms e col suo primo concerto si cimenta a Città di Castello assieme all’orchestra “Sinfonia Helvetica”, chiamata poi a sciogliere la spinta melodica e cantabile della sinfonia “Italiana” di Mendelssohn sotto la guida del direttore polacco Gzegorz Nowak.

Uno dei complessi vocali da camera più ammirati al mondo, l’Hilliard Ensemble, propone invece alcuni pezzi forti del suo repertorio di musica antica e affianca a questa parte del proprio concerto un’altra sezione interamente dedicata alla musica contemporanea sia del nostro Paese, con “Memoria italiana” di Fabio Vacchi, commissionata espressamente dal Festival per questa occasione, sia estone, con tre brani di un grandissimo musicista del nostro tempo come Arvo Pärt.

Appuntamento pianistico di grande interesse è quello del primo concerto di quest’anno a Sansepolcro, con uno dei massimi rappresentanti attuali della scuola magiara: Deszö Ranki, artista acclamato nel mondo e assai affezionato all’Italia, è infatti il protagonista di un programma aperto da Debussy che poi trova nella grandissima musica ungherese il nerbo del concerto, con Bartòk e Liszt.

Aspettative importanti vengono poi riposte nell’evento che riaprirà al Festival delle Nazioni il Teatro degli Illuminati, chiamato ad ospitare una serata decisamente diversa dalle altre, nel corso della quale potremo ascoltare l’altra composizione nuova, quella commissionata dal Festival a Matteo D’Amico, che presenterà “Dalle due alle tre”: questa nuova creazione assieme al soprano Alessandra Rossi, al baritono Roberto Abbondanza e ai Cameristi di Fiesole diretti da Fabio Maestri vedrà una presenza artistica davvero d’eccezione, quella di Franca Valeri che interpreterà la voce del “rilevatore Istat”, sul libretto di un autore colto e stimolante come Sandro Cappelletto.

La stessa serata vedrà anche il ritorno dell’opera da camera al Festival, con un classico assoluto del genere, l’intermezzo “La serva padrona” di Giovan Battista Pergolesi nell’edizione curata da Maestri. Di particolare suggestione è poi l’appuntamento con l’Ars Trio di Roma, complesso di recente formazione del quale fanno parte la pianista Laura Pietrocini, il violinista Marco Fiorentini e il violoncellista Luca Pincini, impegnati nello straordinario Dumky Trio di Dvorak e in un’altra creazione importante del repertorio cameristico ceko, il Trio in sol minore di Smetana.
Il concerto viene presentato al Giardino di Piero della Francesca a Sansepolcro in un allestimento del tutto particolare.

Scorrendo ancora il cartellone di questo XXXVI Festival ci imbattiamo adesso in un concerto che vede protagonista la Slovenia con la sua principale orchestra sinfonica, quella della Radiotelevisione slovena di Lubiana diretta da Anton Nanut, attualmente uno dei più importanti musicisti del suo Paese e testimone di una tradizione direttoriale straordinaria come quella mitteleuropea.
L’orchestra di Radio Lubiana è la classica formazione capace di suddividersi in importanti e raffinati gruppi cameristici e presenta a Città di Castello musiche di grandi autori ottocenteschi ben noti ma anche di compositori sloveni mai ascoltati prima al Festival.

A Morra il grande chitarrista belga Yves Storms si concentrerà invece sul classicissimo repertorio spagnolo e sudamericano tra gli affreschi del Signorelli a San Crescentino. Di grande prestigio in Slovacchia così come in tutta Europa è anche la Capella Istropolitana, orchestra da camera che ha al suo attivo un’importantissima esperienza discografica e che a San Giustino proporrà musiche di autori slovacchi e ceki, da Suk a Zelenka fino a Janacek e Dvorak.

Ai paesi baltici è poi dedicato il concerto di uno dei più versatili ensemble vocali del nostro Paese, l’Athestis Chorus diretto da Filippo Maria Bressan, una formazione assai duttile, in grado di trasformare il proprio organico sulla base del repertorio da eseguire. Pärt, Rautavaara e Slask sono i compositori del nostro tempo le cui polifonie risuoneranno nella chiesa tifernate di San Francesco.

La manifestazione tifernate, per la prima volta poi diventa anche anghiarese: Anghiari, suggestivo borgo medioevale della Valtiberina Toscana, al suo debutto come Comune socio del Festival delle Nazioni ospiterà l’attesissimo concerto tutto chopiniano di un astro emergente del pianismo italiano come Pietro De Maria.

Fedele ai propri impegni con i giovani musicisti, il Festival delle Nazioni riserva poi al vincitore del Premio Calpurnia 2002, il venticinquenne violoncellista argentino Fernando Caida Greco, un concerto da protagonista a Palazzo Vitelli di Città di Castello, assieme alla pianista Monica Cattarossi, in un programma nel quale spiccano i nomi di Lutoslavskij, Martinu e Janacek.

Nel cartellone del Festival delle Nazioni anche in questa trentaseiesima edizione uno spazio importante è dedicato ad un pilastro della tradizione cameristica come il quartetto d’archi. Quest’anno è la volta del Quartetto Janacek, uno dei migliori attualmente in circolazione: esiste da più di cinquant’anni essendo nato in Moravia, a Brno, nel 1947; nel corso del tempo ha ovviamente cambiato formazione mantenendo però sempre una qualità esecutiva altissima e un’attenzione intensa alla grande letteratura ceka per quartetto d’archi, fino a diventarne interprete di riferimento ineludibile.

La chiusura è affidata all’Orchestra da Camera di Mantova, un ensemble che in ventidue anni di vita ha saputo imporsi come uno dei più brillanti e attendibili in Italia.
A dirigerla e a presentarsi come solista c’è un amico affezionato del Festival come il pianista Alexander Lonquich, artista impegnato su vari fronti, dal concertismo alla didattica fino alla ricerca: sarà il genio di Beethoven, con l’ouverture Coriolano e con i concerti per pianoforte e orchestra n. 1 e n. 4, l’ispiratore di questa performance conclusiva del Festival di quest’anno.

Michele Casini