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§ Foyer 2009
Foyer 2009
IndicePassaggio in Gran Bretagna
LA CULTURA, non un costo ma un investimento
Il piccolo SPAZZACAMINO, il grande capolavoro
di Britten
HÄNDEL Dalla Germania all’Inghilterra sostando
in Italia
Poker d’assi per Haydn
Da Enrico VIII a Vacchi è sempre Hilliard
FLATLANDIA o le infinite dimensioni dell’universo
Il luminoso mondo fiabesco della musica di MENDELSSOHN
Sempre tutto Festival
Il Premio CALPURNIA
Programma delle passate edizioni
Anno 2001 Omaggio all'AustriaAnno 2002 Omaggio alla Russia
Anno 2003 Omaggio alla Nuova Europa
Anno 2004 La nuova Italia
Anno 2005 Omaggio alla Polonia
Anno 2006 Omaggio alla Repubblica Ceca
Anno 2007 Omaggio alla Spagna
Anno 2008 Omaggio ad Israele
Anno 2009 Omaggio alla Gran Bretagna
Programma delle passate edizioni dei corsi di Perfezionamento musicale "Luigi Angelini"
Anno 2002Anno 2003
Anno 2004
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Foyer
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Foyer Agosto 2008
Foyer Agosto 2009
I Partner delle passate edizioni
Anno 2007Anno 2008
Anno 2009
Passaggio in Gran Bretagna
La 42ma Edizione del Festival delle Nazioni rende omaggio alla produzione musicale della Gran Bretagna. Pare connaturata allo storico cammino di questo gruppo di isole - Anglesey, Wight, Ebridi, Orcadi, Shetland - intorno all’isola più grande, la Gran Bretagna appunto, la virtù di comprendere culture, stili e sensibilità assai diverse. Anche la letteratura musicale è specchio delle contrapposizioni, incontri e fusioni che hanno caratterizzato la complessa storia di queste isole. È risaputo, per altro, quanto la Gran Bretagna abbia rappresentato un polo d’attrazione per tanti musicisti, dal Rinascimento ai giorni nostri. Emblematica ad esempio l’attrazione che ha esercitato nella musica pop e rock negli anni Settanta e Ottanta, come per altri versi l’attrazione che ha esercitato sui musicisti ‘colti’ in particolare tedeschi nei secoli scorsi. La Gran Bretagna ha saputo inglobare le esperienze musicali provenienti da tutto il mondo e rimane una delle nazioni che ha dato particolare rilevanza alla musica nella formazione di base dei propri cittadini. Dunque emblematica l’adozione del compositore tedesco Georg Friedrich Händel che, una volta raggiunta Londra, non l’abbandonò mai più. Influenzato dai grandi compositori dell’età barocca, in particolare da quelli della scuola italiana e dall’inglese Henry Purcell, i suoi lavori ebbero un influsso decisivo su tutti i suoi contemporanei e fra i compositori delle generazioni successive, in primis i maestri del Classicismo viennese.
Händel scrisse per il pubblico inglese tutte le sue 42 opere teatrali, nell’assoluto rispetto dello stile vocale italiano, e i suoi 8 oratori in lingua inglese. Il Festival ne ricorderà il 250° anniversario della morte con I Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone che eseguiranno appunto pagine di Händel, Albinoni e Vivaldi, riconfermando il loro personalissimo percorso stilistico con l’uso di strumenti moderni nell’ambito della riproposta della musica del ‘700.
Anche Haydn (di cui ricorre quest’anno il bicentenario della morte) rimase conquistato dal fascino delle isole britanniche e durante due soggiorni, 1791-92 e 1794- 95, scrisse e presentò le sue ultime 12 sinfonie, conosciute appunto come Sinfonie londinesi, in puro stile classico. Il Tokyo String Quartet eseguirà una selezione di quartetti tratta dall’op. 76. Sempre di Haydn potremo ascoltare la più significativa tra le sinfonie scritte in quel periodo, la “104” che sarà eseguita da I Solisti di Perugia.
Mendelssohn, anch’egli affascinato dalla cultura britannica dopo il viaggio in Inghilterra e in Scozia, compose la celeberrima Sinfonia in la minore detta Scozzese, secondo lo stile “classicista romantico” come lo definirono gli storici della musica. Stewart Robertson, direttore scozzese, per celebrare il bicentenario della nascita del compositore tedesco, ci farà ascoltare con la Filarmonica Arturo Toscanini, con il Coro del Maggio Musicale Fiorentino e con la partecipazione dell’attore Vittorio Franceschi, Sogno di una notte di mezza estate nella versione originale, composta per la commedia di Shakespeare, per orchestra, coro femminile, voce recitante, soprano e mezzosoprano.
Un vero londinese, di nascita e formazione, fu invece Henry Purcell. Egli, probabilmente uno dei più importanti musicisti inglesi di tutti i tempi insieme a Britten, seppe sovrapporre alla tradizione inglese lo stile della musica vocale italiana e quello strumentale francese. Assieme al già citato Händel, Britten, molti altri compositori lo presero a modello, o quanto meno si ispirarono al suo stile. Il gruppo dei Fretwork, composto da sei viole da gamba e voce, ci restituirà un mosaico di fantasie musicali composte da Purcell e da altri musicisti d’origine inglese, suoi predecessori.
Il 26 agosto, il concerto di inaugurazione vedrà protagonisti i Filarmonici del Teatro Comunale di Bologna, diretti da Peter Selwyn, di pagine di Britten, di Sir Edward Elgar (compositore appartenente alla corrente romantica, nominato “Reale Maestro di Musica” dalla corona inglese nel 1924) e di Gustav Holst, suo contemporaneo. Holst fu fautore, insieme all’amico e compagno di studi Vaughan Williams, del movimento di riscoperta della musica inglese medievale e dei madrigalisti del primo ‘600 come William Byrd e Thomas Weelkes. Lo studio di tale materiale e della musica folkloristica inglese lo influenzò sensibilmente in tutte le sue composizioni, condizionate altresì dalle nuove dimensioni musicali sperimentate da Stravinskij e Schoenberg.
Grazie alla folk band Fairport Convention sarà possibile ascoltare il repertorio COPIA OMAGGIO di musiche di tradizione celtica, genere dai confini non ben definiti - che si richiama a una cultura e a una storia di sovente mitizzata nell’immaginario giovanile e dai connotati piuttosto ambigui - che rielabora la musica folk di tradizione soprattutto scozzese e irlandese (ma anche del nord della Spagna e della Francia). L’attuale riscoperta di questo genere musicale, e la sua rielaborazione in chiave moderna così in voga tra il pubblico dei giovani, risponde probabilmente al bisogno di riconquista di un’atavica identità culturale, in un’epoca in cui l’identità di ogni nazione subisce rapide ed inevitabili trasformazioni.
Sarà la volta poi dell’Hilliard Ensemble, quartetto vocale britannico di sole voci maschili, fondato nel 1973 e specializzato nell’esecuzione di musica antica (medievale e rinascimentale) e contemporanea. L’Ensemble eseguirà madrigali inglesi, oltre a una prima assoluta di Fabio Vacchi - commissione del nostro Festival - Memoria italiana.
Enrico Dindo in duo con Monica Cattarossi e Danilo Rossi in duo con Stefano Bezziccheri eseguiranno composizioni di Britten, Bridge e Zemlinsky. La sera successiva Stefano Bezziccheri si esibirà al fianco del vincitore del Premio Calpurnia 2008, il violista Luca Guidi.
Ascolteremo musiche di Joseph Horowitz grazie al duo Corrado Giuffredi e Linda Di Carlo (clarinetto e pianoforte) e al duo Federico Mondelci e Filippo Farinelli (sassofono e pianoforte) ascolteremo musiche di Creston, Britten, Reade, D’Rivera, Nyman e in prima assoluta Tangobop di Falleri. L’attore David Riondino interpreterà, assieme a Piergiorgio Odifreddi e l’Ensemble degli Illuminati, il racconto fantastico ‘a più dimensioni’ di Edwin Abbott, Flatlandia. Le musiche, che faranno da controcanto al viaggio multidimensionale del protagonista, sono state commissionate dal Festival al compositore Flavio Emilio Scogna. Una novità per la programmazione del Festival sarà la produzione di un’opera da ‘camera’ di Benjamin Britten, The Little Sweep (Il piccolo spazzacamino). Britten, grande divulgatore della cultura musicale e sensibilissimo ai problemi della didattica, si fece portavoce ed interprete della tradizione musicale britannica, riservando spesso proprio alle voci bianche il ruolo di protagonista. Il piccolo spazzacamino fonde genialmente livelli diversi di difficoltà tecniche nei diversi ruoli dedicati al coro, ai bambini solisti, ai cantanti e strumentisti professionisti, ottenendo un risultato artistico di grande qualità e omogeneità. Parteciperanno alla produzione del Festival, con l’allestimento della Fondazione Teatro Pavarotti di Modena, la regia di Stefano Monti e la direzione di Mario Cecchetti, i bambini del Coro di voci bianche “Laeti Cantores” di Città di Castello e “Il Giardino dell’Armonia” di Perugia.
Aldo Sisillo
Direttore Artistico Festival delle Nazioni



