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  • § Foyer 2009

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LA CULTURA, non un costo ma un investimento

Dar vita a una manifestazione come un festival musicale, una mostra, un grande concerto è sempre un piccolo miracolo, che richiede lo sforzo di molte persone che lavorano intorno a un progetto. È un piccolo miracolo in tempi normali. Non è più tanto piccolo in tempi come questi, nei quali per la Cultura sembrano non esserci più soldi. I fondi ministeriali sono stati drasticamente ridotti negli ultimi anni, e il Festival delle Nazioni ha dovuto moltiplicare gli sforzi (e la fantasia) per proporre al pubblico, che lo segue da 42 anni, un programma che sembra non risentire della crisi. In questo quadro va sottolineato lo sforzo della Regione Umbria, del Comune di Città di Castello e di altre Istituzioni che hanno fatto molto per sostenere il Festival. E anche se alcune aziende hanno dovuto parzialmente ridurre il loro contributo, la maggior parte degli sponsor privati ha continuato a credere nella nostra manifestazione. Ma è chiaro che la tendenza in atto nel nostro paese deve modificarsi, se non vogliamo che la proposta culturale complessiva si impoverisca fino ad inaridirsi. Qualche settimana fa è stata presentata una interessante ricerca svolta dalla Facoltà di Economia dell’Università di Perugia che, prendendo in esame manifestazioni musicali e mostre che si sono svolte in Umbria ha dimostrato - conti alla mano - che il risultato economico da esse prodotto è stato notevolmente superiore all’investimento necessario per realizzarle. In altre parole investire in Cultura produce riscontri economici diretti e indiretti, soprattutto in un territorio come quello umbro e altotiberino, che già esercita una forte capacità di attrazione sui potenziali visitatori. Per questo vorremmo che chi, attraverso i diversi strumenti di finanziamento, ha in mano la responsabilità della promozione delle politiche culturali in Italia, non consideri la Cultura come un costo e cominci a valutarla come un grande investimento.

Giuliano Giubilei
Presidente Festival delle Nazioni