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  • § Foyer 2007

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La manifestazione compie 40 anni e rende omaggio alla penisola iberica

Festival delle Nazioni a ritmo di Spagna

Mercedes Ruiz La scelta della nazione ospite per il Festival delle Nazioni è sempre stata il frutto di una riflessione su vari aspetti della cultura e dell’attualità musicale: e tanto più lo è stata in questa occasione del quarantennale.

A dimostrazione di ciò l’edizione 2007 viene dedicata alla Spagna, fra le nazioni europee quella che di certo si è segnalata al primo posto per la ventata di novità e dinamismo. D’altro canto la tradizione musicale iberica è di una tale ricchezza, articolazione e complessità da prestarsi senz’altro a numerosissimi percorsi possibili al suo interno.

Quello scelto dal direttore artistico in accordo con il consiglio di amministrazione e con il nuovo presidente Giubilei si compone di alcuni elementi che sicuramente accenderanno l’attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori. Il primo filone prescelto è quello della dominazione musulmana (711-1492). Dall’ ottavo secolo la stessa vita musicale ebbe un impulso importante e si giovò molto dello scambio continuo fra ebrei, cristiani e islamici.

La musica arabo-andalusa, qui intelligentemente documentata, fu l’esempio di quel periodo felice. Da questo spunto nasce la presenza della Cafè Tangeri Orchestra, dello spettacolo “Shir del Essalem” (Canti per la pace) con Moni Ovadia, Faisal Taher e Aleksandar Sasha Karlic. La ricerca musicologica del resto si è spesso concentrata ad esempio sulle influenze arabe nel flamenco. Al momento delle Riconquista di Isabella di Castiglia (tardo 1400 e altro percorso interno al quarantesimo Festival delle Nazioni) si rifarà invece l’Ensemble Odhecaton con le polifonie di Desprez, Pegnalosa e Anchieta.

E poi, in ordine sparso, ecco altre suggestioni di questa interessantissima edizione del Festival: un nome ci stimola, quello del grande violista catalano Jordi Savall, qui al centro di un dialogo nella musica dall’antico al barocco fra nazioni europee diverse; oppure, su tutt’altro versante, il grande appeal popolare che può suscitare Hevia, l’asturiano maestro della gaita, cornamusa tipica del nord della penisola iberica, che questo singolare artista ha portato ad un’evoluzione moderna decisamente degna di essere meglio conosciuta.

Diversa, ma ugualmente intrigante, la proposta che ci porta nel Settecento con le tonadillas del celebre tenore e compositore Manuel Garcia che a cavallo fra XVII e XIX secolo fu tra l’altro primo interprete di capolavori dell’opera italiana tuttora in repertorio (si pensi a Rossini). Del tutto originale, crediamo mai presentata prima in Italia in modo organico, è la musica delle colonie spagnole in Sudamerica, simbolo tangibile della protezione che i Gesuiti iberici diedero alle popolazioni autoctone contro l’estrema violenza omicida dei conquistadores, “educando” gli indios alla musica barocca di stampo europeo, composta per l’occasione in latino e lingue locali, ma non in spagnolo.

E qui la sensibilità e il rigore di Gabriel Garrido e del suo Ensemble Elyma saprà rendere quella singolare temperie culturale, religiosa e artistica. Non mancherà poi nel Festival la presenza di uno strumento simbolo della Spagna come la chitarra, proposta assieme alla vihuela da Josè Miguel Moreno, in un iter fra Rinascimento e periodo classico.

L’apertura del Festival sarà come di consueto appannaggio invece di un’orchestra, la Orquesta Joven de Andalucia che Michael Thomas guiderà attraverso alcuni autori spagnoli (De Falla e Rodrigo) e le infinite suggestioni che la Spagna suscitò nell’Ottocento in molti compositori europei (qui Rimskij Korsakov e Ravel). Sempre un’orchestra, quella collaudatissima della Toscana diretta dallo stesso direttore artistico, il maestro Aldo Sisillo, concluderà l’ultima sera con il pianista Cominati e con brani di Sergej Prokof’ev, Mendelssohn e De Falla, in un ideale dialogo fra nazioni ispiratrici (Spagna e Italia, in questo caso).

Ma in mezzo molte altre proposte segneranno questo viaggio nella musica di questo paese, anche con i suoi legami con la letteratura e il teatro: proseguirà infatti “Il viaggio”, progetto che Riondino e Battistelli hanno iniziato nel recente passato e che presenterà musiche in prima mondiale di Diez Boscovich che le dirigerà, affiancando a ciò letture dal don Quijote di Cervantes con lo stesso David Riondino e Antonio Catania: sarà una coproduzione tra Festival delle Nazione e Teatro Comunale degli Illuminati.

A proseguire una straordinaria tradizione del Festival ci saranno i concerti cameristici con il trio Giuffredi- Rossi-Bezziccheri o con l’importante pianista iberico Joaquìn Achucarro (tutti autori spagnoli più Chopin) o ancora con un ensemble di sax, piano e violoncello dedicato all’argentino Astor Piazzolla. E poi la coinvolgente Compagnia di Mercedes Ruiz, espertissima danzatrice di flamenco, in prima italiana con uno spettacolo su musiche di Santiago Lara, a testimoniare una tradizione autentica in continuo sviluppo.

Fra gli altri eventi del Festival ecco le musiche di Domenico Zipoli composte nel periodo missionario in Argentina e poi il Premio Calpurnia, con il concerto del premiato 2006, il flautista Alberto Romano, e la pianista Leonora Baldelli. In definitiva, una costellazione di avvenimenti musicali e non solo, in grado di presentare a pubblico e critica un’immagine articolata di un paese come la Spagna, che per sua fortuna, ma soprattutto per suo merito, sta vivendo una straordinaria stagione culturale, che proietta questa nazione verso un futuro quanto mai interessante. Il Festival delle Nazioni ha colto questo momento felice.

 

Michele Casini